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  • Il gianduiotto, chi ne può fare a meno?

    Storia del Gianduiotto

    Oggi vi parlo del gianduiotto, un celebre cioccolatino torinese che ha una storia affascinante e una lunga tradizione.

    Il gianduiotto è nato a Torino nel XIX secolo, durante il periodo napoleonico.
    La sua invenzione è strettamente legata alle restrizioni commerciali imposte dal Blocco Continentale di Napoleone, che rendevano difficile importare il cacao. Per ovviare alla scarsità di cacao, i cioccolatai torinesi iniziarono a mescolarlo con ingredienti locali più facilmente reperibili.

    invenzione gianduiotto

    Nel 1852, il cioccolataio Michele Prochet ebbe l’idea di miscelare il cacao con le nocciole delle Langhe, rinomata per la qualità delle sue nocciole.
    Questa innovazione permise di ridurre la quantità di cacao necessaria e creò un nuovo tipo di cioccolato, chiamato “gianduia”.

    Successivamente, nel 1865, durante il Carnevale di Torino, Prochet e Caffarel presentarono ufficialmente il gianduiotto, un cioccolatino dalla caratteristica forma a barchetta rovesciata, avvolto in una carta dorata.

    Michele Prochet
    Maschera carnevale Gianduiotto

    Ingredienti

    Il gianduiotto è prodotto ancora oggi seguendo metodi tradizionali. Gli ingredienti principali sono:

    Queste nocciole vengono tostate e finemente macinate fino a diventare una pasta cremosa che si miscela con il cacao e lo zucchero. La pasta ottenuta viene poi modellata nella caratteristica forma triangolare.

    Il gianduiotto è diventato il simbolo di Torino e della sua tradizione cioccolatiera.

    È strettamente associato alla maschera di Carnevale “Gianduja“, un personaggio popolare della commedia dell’arte piemontese, che rappresenta l’allegria e la bontà d’animo. Questa associazione ha contribuito a radicare il gianduiotto nella cultura e nelle tradizioni torinesi.

    lavorazione gianduiotto

    Il Gianduiotto al giorno d'oggi

    Oggi il gianduiotto è apprezzato in tutto il mondo e viene prodotto da diverse aziende cioccolatiere, sia artigianali che industriali.

    Nonostante le tecniche moderne, molti produttori mantengono viva la tradizione, garantendo la qualità e l’autenticità di questo delizioso cioccolatino.

    Il gianduiotto rappresenta un perfetto esempio di come la creatività e l’adattamento alle circostanze possano dare vita a nuovi prodotti che diventano parte integrante della cultura e della tradizione di un luogo.

    Dove trovare il Gianduiotto: migliori cioccolaterie

    Torino è famosa per le sue eccellenti cioccolaterie artigianali, molte delle quali sono rinomate per la produzione di gianduiotti. Ecco alcune delle migliori cioccolaterie artigianali torinesi che vale la pena visitare:

    1. Guido Gobino (Via Lagrange 1, 10123 Torino)
    Guido Gobino è una delle cioccolaterie più celebri di Torino. Conosciuto per l’attenzione alla qualità delle materie prime e per l’innovazione nelle tecniche di produzione, Gobino offre una vasta gamma di cioccolatini, tra cui i suoi famosi gianduiotti.
    La loro versione del gianduiotto è caratterizzata da un’elevata percentuale di nocciole delle Langhe.

    Gianduiotti confezione guido gobino
    cioccolaterie Peyrano

    2. Peyrano (Corso Moncalieri 47, 10133 Torino)
    Peyrano è un nome storico nel panorama cioccolatiero torinese. Fondata nel 1915, questa cioccolateria è conosciuta per la sua tradizione e la qualità dei suoi prodotti. I gianduiotti di Peyrano sono apprezzati per la loro delicatezza e il gusto equilibrato.

    3. Caffarel (Via Gianavello 41, 10062 Luserna San Giovanni, Torino)
    Caffarel è una delle più antiche cioccolaterie italiane, fondata nel 1826. Anche se oggi è un marchio riconosciuto a livello internazionale, continua a produrre gianduiotti seguendo metodi tradizionali. Caffarel è particolarmente famosa per aver contribuito all’invenzione del gianduiotto.

    4. Giacosa (Via Giuseppe Luigi Lagrange 34, 10123 Torino)
    Giacosa è una cioccolateria artigianale che combina tradizione e innovazione. Con una vasta gamma di prodotti di alta qualità, i gianduiotti di Giacosa sono molto apprezzati per il loro sapore autentico e la consistenza cremosa.

    5. Avidano (Piazza Cavour 17, 10024 Moncalieri, Torino)
    Avidano è un’altra eccellente cioccolateria artigianale di Torino. Fondata nel 1956, Avidano si distingue per l’uso di ingredienti di alta qualità e per la cura nei dettagli. I loro gianduiotti sono fatti con nocciole piemontesi di prima scelta e cacao di alta qualità.

    6. Cioccolateria Piemontese (Corso Regina Margherita 151, 10122 Torino)
    Specializzata in cioccolato artigianale, questa cioccolateria offre una vasta gamma di cioccolatini, compresi i tradizionali gianduiotti. La qualità degli ingredienti e la lavorazione artigianale rendono i loro prodotti particolarmente pregiati.

    Queste cioccolaterie rappresentano il meglio della tradizione cioccolatiera torinese e offrono ai visitatori l’opportunità di gustare i veri gianduiotti artigianali, realizzati con passione e attenzione ai
    Se siete amanti del cioccolato queste cioccolaterie vi offriranno deliziose ed uniche esperienze rendendo la visita a Torino ancora più speciale! Cosa aspettate?

    Alla prossima!

    Cioccolataio
  • Vino Alta Langa: un viaggio tra i 250 e 700 metri

    Vino Alta Langa: lo spumante metodo classico delle Langhe

    Il vino Alta Langa rappresenta una delle eccellenze vinicole del Piemonte che, come vi ho già ripetuto miliardi di volte, è una regione rinomata per la sua tradizione enologica.

    Abbiamo visto i vini rossi come il Nebbiolo e i bianchi, oggi ci dedichiamo a quello che, banalmente, può essere nominato spumante. Questa denominazione, “Alta Langa”, è dedicata esclusivamente ai vini spumanti di alta qualità, prodotti con il metodo classico.

    Ma perché l’Alta Langa è così speciale? Capiamone la storia, le caratteristiche e i motivi!

    La storia dell’Alta Langa ha radici che risalgono al XIX secolo. In quegli anni, i viticoltori della regione iniziarono a sperimentare la produzione di spumanti seguendo il metodo classico, lo stesso utilizzato in Champagne.

    Con sforzo ed impegno, in una zona dove i rossi la facevano da padrone, negli ultimi decenni l’Alta Langa ha finalmente ricevuto il riconoscimento che merita, ottenendo la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) nel 2011.

    Territorio e vitigni

    Le colline dell’Alta Langa, situate tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, offrono un terroir unico. Le vigne sono piantate a un’altitudine compresa tra i 250 e i 700 metri, beneficiando di un microclima ideale per la coltivazione di uve di qualità. I vitigni principali utilizzati per l’Alta Langa sono il Pinot Nero e lo Chardonnay, due varietà che si esprimono al meglio in questo territorio.

    Metodo di produzione

    Il vino Alta Langa è prodotto esclusivamente con il metodo classico che prevede la fermentazione in bottiglia. Questo processo, lungo e meticoloso, richiede almeno 30 mesi di affinamento sui lieviti per i vini non millesimati e 36 mesi per i millesimati. Questo lungo periodo di affinamento conferisce al vino una complessità e una finezza senza eguali.

    Caratteristiche Organolettiche

    Gli spumanti Alta Langa si distinguono per la loro eleganza e complessità. Al naso, offrono un bouquet ricco di note floreali, fruttate e tostate, con sentori di pane fresco e mandorla. In bocca, sono freschi e vivaci, con una struttura solida e una persistenza notevole. La bollicina fine e cremosa completa l’esperienza sensoriale, rendendo ogni sorso un piacere unico.

    Abbinamenti Gastronomici

    Grazie alla loro versatilità, i vini Alta Langa si prestano a numerosi abbinamenti gastronomici. Sono perfetti come aperitivo, accompagnati da stuzzichini e antipasti, ma si sposano altrettanto bene con piatti più strutturati come risotti, carni bianche e pesce. Provate un Alta Langa con un risotto allo zafferano (magari proprio il nostro di Cascina Facelli!) o con un filetto di branzino: vi innamorerete!

    Il vino Alta Langa è un gioiello enologico che merita di essere scoperto e apprezzato. La sua qualità lo rende un protagonista indiscusso della scena vinicola piemontese. Se siete amanti dei vini spumanti non potete perdere l’opportunità di degustare un Alta Langa e lasciarvi affascinare dalla sua eleganza e complessità.

    Cantine e produttori di Alta Langa

    Ecco alcune delle migliori cantine che producono eccellenti spumanti Alta Langa:

    • Enrico Serafino
      Fondata nel 1878, Enrico Serafino è una delle cantine più storiche del Piemonte. La loro produzione di Alta Langa si distingue per eleganza e complessità, con etichette come “Zero” e “Brut”.
    • Contratto
      Contratto è una cantina storica con una lunga tradizione nella produzione di spumanti metodo classico a Canelli ed è, per la sua bellezza, patrimonio Unesco. I loro Alta Langa sono rinomati per la qualità e l’attenzione ai dettagli.
    • Giulio Cocchi
      Cocchi è celebre per i suoi vini e spumanti. Gli Alta Langa di Giulio Cocchi sono molto apprezzati per la loro freschezza e la finezza delle bollicine.
    • Ettore Germano
      Ettore Germano è una cantina nota per la qualità dei suoi vini, tutti. Gli spumanti Alta Langa prodotti qui non fanno eccezione e sono un esempio di raffinatezza e complessità.
    • Marcalberto
      Come già vi avevo anticipato in un altro blog, Marcalberto è la nostra cantina preferita, una cantina boutique situata a Santo Stefano Belbo. Fondata dai fratelli Marco e Alberto, questa azienda vinicola si concentra esclusivamente sulla produzione di spumanti metodo classico, con un forte impegno per la qualità e l’artigianalità.Marcalberto adotta, infatti, un approccio meticoloso nella produzione dei suoi spumanti. La filosofia della cantina si basa su un grande rispetto per il territorio e per la tradizione, combinando tecniche moderne con metodi classici per ottenere vini di eccellente qualità.La cantina utilizza principalmente Pinot Nero e Chardonnay per i suoi spumanti Alta Langa, selezionando attentamente le uve dai loro migliori vigneti scelti per la loro capacità di esprimere al massimo le caratteristiche del terroir.Inoltre, è impegnata nella sostenibilità e nella gestione responsabile del vigneto, utilizzando pratiche agricole che rispettano l’ambiente e promuovono la biodiversità.
      Punta di diamante del loro bouquet di Alta langa è, sicuramente, il Nature. Non vi voglio dire altro su questo spumante, cercatelo ed assaggiatelo…e poi fatemi sapere!

    Insomma, la cantina Marcalberto rappresenta una delle eccellenze nella produzione di spumanti Alta Langa, grazie alla dedizione e alla passione dei suoi fondatori. Se siete amanti dei vini spumanti di altissima qualità, i vini di Marcalberto sono sicuramente da provare. Ogni bottiglia è un’esperienza unica che riflette la ricchezza del territorio delle Langhe e la maestria artigianale della cantina.

    Queste cantine rappresentano alcune delle migliori opzioni per acquistare una bottiglia di Alta Langa.

    Ognuna di esse ha una propria interpretazione di questo spumante, offrendo una gamma di sapori e aromi che sapranno soddisfare anche i palati più esigenti.

    Alla prossima!

  • Torino, perché no!

    Dalle Langhe a Torino

    Dalle Langhe a Torino, perché no?

    Se siete alloggiati nelle Langhe ed avete intenzione di soffermarvi qualche giorno in più, Torino è una meta fattibilissima. Dal nostro b&b a Bossolasco Cascina Facelli potete raggiungerla in poco più di un’ora e mezza.
    Ma perché visitare Torino?

    Semplice, è un capoluogo a misura d’uomo, piena di storia, di cultura e bellezza.

    Vi lascio qualche spunto che troverete sicuramente interessante e meno conosciuto!

    I caffè storici di Torino

    Iniziamo soffermandoci sui mitici Caffè storici che non solo offrono cibo e bevande di alta qualità, ma anche un tuffo nel passato, un’atmosfera intrisa di storia e cultura, permettendo di vivere un’esperienza unica e affascinante nella splendida cornice di Torino.

    • Caffè Torino: situato in Piazza San Carlo, questo caffè è uno dei più antichi della città, aperto dal 1903. È noto per il suo arredamento elegante e la sua atmosfera raffinata.
    • Caffè Mulassano: fondato nel 1879 e situato in Piazza Castello, è famoso per aver inventato il tramezzino. Gli interni in stile Liberty sono un vero gioiello.
    • Caffè Fiorio: aperto nel 1780 in Via Po, era il luogo di ritrovo preferito dai nobili, intellettuali e politici dell’epoca. Il gelato di Fiorio è particolarmente rinomato.
    • Caffè Al Bicerin: fondato nel 1763 e situato in Piazza della Consolata, è celebre per il suo Bicerin, una bevanda calda a base di caffè, cioccolato e crema di latte. Anche Cavour era un frequentatore assiduo.
    • Caffè San Carlo: situato in Piazza San Carlo, questo caffè risale al 1822 e offre un ambiente raffinato con affreschi e decorazioni eleganti. Era frequentato da personaggi illustri come Nietzsche.
    • Caffè Platti: in Corso Vittorio Emanuele II, questo caffè aperto nel 1870 ha un’atmosfera elegante e accogliente. Era un luogo di incontro per intellettuali e artisti.

    Le botteghe artigiane di Torino

    Passiamo alle piccole botteghe artigiane, vi va? Torino vanta una lunga tradizione artigianale e visitare le sue botteghe storiche è un modo meraviglioso per scoprire l’autenticità e la maestria locale. Eccone alcune da non perdere:

    • Gianfranco Ferraris:
      Indirizzo: Via Maria Vittoria 20/D
      Specialità: Gioielleria e orologeria. Ferraris è noto per i suoi orologi personalizzati e gioielli artigianali unici.
    • Rivetti:
      Indirizzo: Via San Tommaso 8
      Specialità: Realizzazione di penne stilografiche artigianali. La bottega è una tappa obbligata per gli appassionati di scrittura e collezionisti.
    • Guido Gobino:
      Indirizzo: Via Cagliari 15/B
      Specialità: Cioccolateria. Gobino è famoso per il suo gianduiotto e altre delizie al cioccolato di alta qualità.
    • Gertosio:
      Indirizzo: Via Carlo Alberto 14
      Specialità: Pasticceria e cioccolateria. Questa storica bottega è rinomata per i suoi cioccolatini e pasticcini tradizionali.
    • Scuola Tipografica Marchesi:
      Indirizzo: Via Andrea Doria 19
      Specialità: Tipografia. Questa bottega storica offre prodotti di stampa artigianale e personalizzati.
    • Pastificio Defilippis:
      Indirizzo: Via Lagrange 39
      Specialità: Pasta fresca. Defilippis è celebre per la sua pasta artigianale, preparata con metodi tradizionali.
    • Latteria Bera:
      Indirizzo: Via San Secondo 13
      Specialità: Prodotti lattiero-caseari. Questa latteria storica offre formaggi e latticini di alta qualità.
    • Mara dei Boschi:
      Indirizzo: Via Berthollet 30/H
      Specialità: Gelateria artigianale. Mara dei Boschi è famosa per i suoi gelati fatti con ingredienti di alta qualità e tecniche tradizionali.

    La Torino Segreta... quella Sotterranea

    E adesso passiamo ad un tour da fare assolutamente, una chicca al di fuori di tutto quello che già si conosce e si impara su Torino: La Torino segreta, quella sotterranea!
    Torino Sotterranea è un affascinante percorso che permette di scoprire il lato nascosto e meno conosciuto della città. Si tratta di un itinerario guidato che vi condurrà attraverso una rete di gallerie, passaggi segreti, catacombe e rifugi antiaerei situati sotto le strade e gli edifici di Torino.
    Molte delle gallerie sotterranee risalgono ai tempi dei Romani e furono inizialmente create come acquedotti; si sono poi evolute nel corso dei secoli: nel Medioevo e nel rinascimento furono utilizzate per scopi militari e di difesa. Torino era una città fortificata e i sotterranei offrivano percorsi sicuri per spostamenti segreti. Durante la Seconda guerra mondiale molte di queste strutture furono adattate come rifugi antiaerei per proteggersi dai bombardamenti e rimangono una toccante testimonianza.
    I punti principali di questo tour sono sicuramente:

    • Galleria di Pietro Micca:
      questo è uno dei punti più significativi del tour. La galleria prende il nome da Pietro Micca, un eroe locale che sacrificò la propria vita per salvare Torino durante l’assedio francese del 1706. Qui si possono vedere le strutture difensive e i passaggi usati dai soldati.
    • Cripta della Consolata:
      situata sotto la Chiesa della Consolata, questa cripta offre una visione suggestiva dell’architettura religiosa sotterranea.
    • Catacombe e aree sepolcrali:
      alcune sezioni del tour includono visite ad antiche aree sepolcrali e catacombe che raccontano la storia della Torino religiosa e dei suoi antichi abitanti.
    • Rifugi antiaerei:
      questi spazi, conservati come erano durante la guerra, offrono uno sguardo sulla vita quotidiana durante i bombardamenti, con oggetti e arredi dell’epoca.
    • Gallerie romane:
      parti delle antiche gallerie romane sono ancora accessibili e mostrano l’ingegneria avanzata dell’epoca.

    I tour durano circa 3 ore e offrono un’atmosfera misteriosa e affascinante, con illuminazione soffusa e ambientazioni storiche che vi trasporteranno indietro nel tempo.
    Le visite sono solitamente organizzate da agenzie turistiche locali ed è consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto nei periodi di alta affluenza turistica.
    Uno dei tour operator più rinomati che offre la visita a Torino Sotterranea è Somewhere Tour & Events. Questo operatore offre un’esperienza dettagliata e affascinante del sottosuolo della città con le sue guide esperte che vi offriranno un racconto coinvolgente e d’impatto.
    È possibile prenotare online tramite il loro sito web o contattarli per maggiori informazioni e disponibilità.
    Telefono: +39 011 668 0580
    E-mail: info@somewhere.it
    Indirizzo: Via Po, 45, 10124 Torino
    Vi consiglio di prenotare in anticipo, di indossare scarpe comode e di portare una giacca…le temperature sotterranee possono essere leggermente più fresche 😊

  • La Via Michelita nella sua tappa piemontese

    La Via Michelita e i suoi santuari dedicati a San Michele Arcangelo.

    Benvenuti in questo viaggio alle radici della spiritualità! Ebbene sì, il Piemonte offre anche questo!  Protagonista di questo percorso è San Michele Arcangelo e la retta che si riesce a tracciare attraverso allineamenti terresti che combaciano con maestose strutture sacre che sorgono nella roccia.

    La linea sacra fu inflitta, secondo la leggenda, dal colpo di spada che cui Michele rimandò il Diavolo all’inferno. Da quel momento San Michele fu riconosciuto da tutte le religioni e rappresenta il guerriero simbolo massimo della fede cristiana.

    La “Via Michelita”, o Via dell’Angelo, rappresenta un antico e misterioso percorso di pellegrinaggio che taglia trasversalmente l’Europa. Sono sette i santuari che ne fanno parte, tutti arroccati e incastrati nella roccia, come ne fossero parte integrante: si parte dall’Irlanda con Skelling Michael, poi St. Michael’s Mount in Gran Bretagna, Mont Saint Michel in Francia, la Sacra in Piemonte, San Michele in Puglia, il Monastero di San Michele in Grecia e il Monastero di Monte Carmelo in Israele. Questi luoghi, spesso inaccessibili e costruiti su impervi promontori rocciosi, si dice siano stati scelti dall’Arcangelo per la loro vicinanza al cielo simbolizzando così un collegamento diretto con il Divino.

    San Michele è descritto come un Metatron, un essere celeste che funge da massimo soprintendente al pensiero di Dio, colui che conduce la lotta contro il male e vigila sulle porte celesti. Questo ruolo spiega la predilezione per luoghi elevati, dove il cielo sembra quasi a portata di mano, rafforzando la sua natura divina e la sua missione celestiale.

    Uno dei santuari più affascinanti dedicati a San Michele è sicuramente la Sacra in Val di Susa, che appare come una visione onirica sorta direttamente dalle pagine della leggenda. La Sacra di San Michele è uno dei luoghi più suggestivi e spirituali d’Italia ed è posizionata sulla cima del Monte Pirchiriano dominando la Val di Susa con la sua imponente presenza.

    La costruzione di questo eremo veramente maestoso è avvolta nel mistero: si racconta che San Giovanni Vincenzo, dopo aver lavorato duramente per edificare una chiesetta, trovò che il materiale raccolto fosse misteriosamente trasportato dall’altra parte della valle dagli angeli, segno indiscutibile della consacrazione divina del luogo.

    L’architettura della Sacra è un affascinante mix di stili romanico, gotico e barocco, testimoniando la sua lunga storia e le varie fasi di costruzione e ampliamento. All’interno della chiesa potrete ammirare affreschi medievali, sculture e opere d’arte sacra che narrano la storia e la devozione legate a San Michele.

    Sono milioni i pellegrini che percorrono la Via Michelita abbandonando le certezze quotidiane per ritrovare sé stessi in un viaggio di scoperta interiore e consiglio lo stesso anche a voi, anche se le vostre certezze le avete, anche se vi sentite in pace con il mondo. Provate ad andare e, raggiungendola, sarete immediatamente messi alla prova dallo “scalone dei morti”, un ripido percorso che simboleggia le difficoltà e le sfide della vita.

    Vedrete che non sarà solo una tappa fisica ma anche spirituale, invitandovi a una introspezione profonda e ad una intima trasformazione.

    La Sacra di San Michele è un luogo di pace, riflessione e preghiera, dove i visitatori, voi compresi, possono trovare serenità e ispirazione. La sua posizione panoramica offre, in più, una vista mozzafiato sulla valle sottostante che aggiunge un ulteriore elemento di bellezza a questo luogo unico nel suo genere.

    Per raggiungere la Sacra di San Michele dall’aeroporto di Milano-Malpensa, prendi l’autostrada A4 in direzione di Torino e poi continua lungo l’autostrada A32 in direzione di Bardonecchia. Prendi l’uscita Avigliana Ovest e segui le indicazioni per la Sacra di San Michele.

    Se viaggi in macchina da Torino, prendi l’autostrada A32 in direzione di Bardonecchia e segui le indicazioni per Avigliana Ovest, quindi prosegui verso la Sacra.

  • Focus Alta Langa: Parte II

    Arriviamo oggi ad una Alta Langa ancora diversa, quella pregna di storie e leggende; è una terra letteraria, da Pavese all’esperienza di vita contadina e partigiana di Fenoglio, terra per un viaggio nella memoria.

    Entrambi, Beppe e Cesare, affidano a questo territorio le radici di una vita e ne rivelano il nocciolo duro, l’identità contadina e l’orgoglio testardo di lavorarne la terra.

    Insomma, l’Alta Langa ci stupisce ancora, è proprio una destinazione privilegiata!

    Santo Stefano Belbo, che nel 2008 ha celebrato il centenario della nascita dello scrittore, lega a doppia mandata il suo nome a Cesare Pavese. Qui troviamo la sua casa natale che oggi ne ospita lettere, libri, fotografie, recensioni dei suoi libri e tesi di laurea provenienti da tutto mondo e il laboratorio dell’amico falegname Nuto. Di quella Santo Stefano Belbo, di quella descritta ne “La luna e i falò” è rimasto veramente poco: qualche casa e il fiume Belbo che, incessantemente, divide le due colline di Gaminella e del Salto, dove Pavese da ragazzo faceva il bagno.

    Visitate l’antica e prima chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Cristoforo, risalente al XIV secolo; vicino ad essa ha sede il Centro Studi Cesare Pavese con annessa la biblioteca nelle cui sale di lettura e anche attraverso audiovisivi si possono consultare le sue opere.

    Questa è una delle più rinomate zone del Moscato, territorio che si estende su 52 comuni delle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Qui si produce un moscato con un aroma di eccellente finezza e intensità.

    Una chicca per voi: se volete degustare un’Alta Langa memorabile andate alla Cantina Marcalberto e fatemi sapere cosa vi hanno detto le vostre papille gustative!

    Se da una parte abbiamo Pavese che si sposta per l’Italia tra vita e incarichi, Beppe Fenoglio, autore di uno dei più bei romanzi del ‘900 italiano, La Malora, rimane legato per tutta la vita ad Alba, la sua città natale. Per i suoi tetti rossi aveva nostalgia il partigiano Johnny, combattendo nei boschi che lo tenevano lontano.

    Per Fenoglio il Tanaro, MurazzanoSan Benedetto BelboBossolasco sono i luoghi dell’infanzia ed anche il palco dove ambienta le sue storie. Sono il mito, le radici, la terra.

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    Cascina del Pavaglione

    Uno dei luoghi fenogliani per eccellenza è San Bovo di Castino, la Cascina del Pavaglione. Questa cascina, che fa da palcoscenico a “la Malora”, è diventata, nel tempo, un archetipo che racchiude quella sensazione di disperazione, povertà, rassegnazione, fatica del vivere quotidiano: la sensazione di una generazione, la sua. A Fenoglio va il merito di averne saputo restituire la voce attraverso le storie dei suoi personaggi.

    Oltre al Pavaglione, che ci riconduce ai giorni della Malora, potete seguire le orme della fuga del “partigiano Johnny” visitando Mango e i suoi dintorni; potete spostarvi a Murazzano dove troverete il Parco letterario Beppe Fenoglio; oppure ripercorrete il cammino di Agostino, il protagonista della Malora e arrivate a San Benedetto Belbo.

    Guardando oggi questa Langa dei vini rinomati, dei cascinali ristrutturati, del turismo enogastronomico, del tartufo, una Langa dinamica e sicuramente intraprendente, una Langa dalla ricchezza diffusa… sembra impossibile, che solo pochi decenni fa potesse coincidere con un territorio depresso, aspro, faticoso da vivere e lavorare, raccontato da Fenoglio così vividamente in tutte le sue opere.

    BeppeFenoglio_laMalora_lavoro
  • Focus Alta Langa – Parte I

    Al confine tra cielo e terra si dispiega e si cela l’Alta Langa, zona di confine tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, una regione sospesa tra i 600 e i 900 metri di altitudine, dove la maestosità delle Alpi incontra l’armonia delle colline. Qui, la fusione tra natura, cultura e tradizione secolare offre uno spaccato di vita piemontese autentico e intatto. Le colline dell’Alta Langa possono essere considerate un territorio ancora poco conosciuto, ma sempre di grande impatto. È l’”Altra Langa”, un luogo in cui l’altitudine segna il passaggio dai filari di vite dei grandi vini ai noccioleti, ai prati a pascolo e in macchie boschive che profumano per la brezza che viene dal mare in una successione di itinerari ideali per un turismo slow.

    Su queste colline che si protendono verso la Liguria, si allunga un territorio autentico e godibile in ogni stagione: fresco e ventilato in estate grazie al “Marin” (un vento proveniente dalla Liguria), ricoperto dalla neve in inverno e colorato dalle sfumature calde del foliage in autunno.

    Tuttavia, l’uomo non ha rinunciato alla coltura della vite e, con tanto duro lavoro (tipico di questa terra) ha costruito muri a secco: i terrazzamenti ne sono una poderosa testimonianza.

    Con le pietre recuperate in faticosi percorsi dai fiumi ha costruito case di pietra calde ed accoglienti che sono l’orgoglio dell’architettonica rurale.

    Panorami incantevoli e a perdita d’occhio vi portano attraverso le sue valli e vi inviteranno a salire con lo sguardo dove piccoli borghi dominano l’infinito con le proprie torri e roccaforti; sullo sfondo le Alpi!

    Qualunque percorso decidiate di fare l’Alta Langa è un anfiteatro naturale punteggiato da intere frazioni in pietra ravvivate dal rosso dei coppi.

    Non ancora battuta dal turismo dei grandi numeri, l’Alta Langa si pone come luogo ideale per soggiorni all’insegna della natura, del verde e del relax e invita sicuramente ad un turismo lento e riflessivo.

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    Ogni comunità contribuisce alla biodiversità e alla ricchezza culturale dell’Unione dando vita a una matrice unica di storie e paesaggi.

    Uno dei progetti più interessanti e che evidenziano l’attitudine alla sostenibilità dell’Unione Montana dell’Alta Langa è sicuramente “BlossomingCities” dove l’attenzione si concentra sulla salvaguardia degli impollinatori, angeli custodi della biodiversità e pilastri della produzione agricola.

    Pensate che il 75% delle principali colture alimentari del mondo e l’85% delle piante selvatiche dipendono da insetti impollinatori! Come tutti sappiamo molte specie di impollinatori stanno subendo drastiche diminuzioni e la perdita e il degrado degli habitat naturali sono solo alcuni dei fattori di questo declino; l’urbanizzazione e la mancanza di aree verdi sono considerate una delle principali minacce. Tra i partner del Progetto: l’Università Aristotele di Salonicco, l’Istituto per la promozione e certificazione dei prodotti agroalimentari, il Centro di ricerca e tecnologia agroalimentare dell’Aragona e l’Università di Daugavpils.

    L’Alta Langa, con il suo patrimonio inestimabile di natura, cultura e tradizione, vi porterà ad esplorarla con la stessa lentezza con cui si è evoluta. È un invito a ritrovare, tra i suoi borghi e i suoi paesaggi, quella connessione umana e terrena che il frastuono quotidiano tende a farci dimenticare. Se cercate un’esperienza che nutre l’anima e risveglia i sensi, l’Alta Langa aspetta solo di essere scoperta!

  • Scopri l’Alta Langa

    Tra tradizione, gastronomia e arte – la nostra guida completa

    Visita l’Alta Langa con la nostra guida completa. Leggi i suggerimenti per trovare i migliori ristoranti come Cesare a Albaretto Torre, l’arte a cielo aperto di Bergolo e le delizie di Cascina Azii a Feisoglio. Tutto quello che devi sapere per una visita indimenticabile tra storia, cultura e sapori unici.

    Albaretto Torre

    Difficile, difficilissimo, ma se riuscite a prenotare un tavolo da Cesare https://ristorantedacesare.it/  , Cesare Giaccone…come James Bond! Oggi è facile raccontare la poesia dei vini nobili e della cucina rinomata, ma niente di tutto quello che oggi è Langa ci sarebbe stato senza di lui, il burbero ma autentico, l’apripista. Dal 1981, quando è tornato definitivamente a casa, dopo mille esperienze e tormenti, la sua fama è diventata solida come la pietra, il suo nome un mito.

    Bossolasco

    Ne abbiamo già ampiamente parlato. Ma due dritte ve le do anche qua! Se volete comprare nocciole, a due passi da Cascina Facelli, trovate l’Azienda Agricola Casa vecchia. https://www.casavecchia1846.it/

    Se volete mangiare non bene, di più! …la Drogheria di Langa fa al caso vostro: ottima carta dei vini, una gentilezza ineguagliabile, cibo curato ma genuino e, per finire, un ambiente attento ai minimi dettagli, una piccola bomboniera in centro al paese  https://www.drogheriadilanga.it/

    Il caseificio di paese, Cascina Abate, http://www.bossolascolanghe.it/abate/index.html

    Vi stupirà con i suoi ottimi formaggi! Portatevi una borsa frigo, ve li mettono anche sottovuoto 😉

    Bergolo

    Il “paese di pietra”! Tutte le case sono state ristrutturate usando la pietra arenaria ed è stato sostituito anche l’asfalto. E’ una vera e propria galleria d’arte contemporanea a cielo aperto https://www.comune.bergolo.cn.it/Eventi  il borgo, infatti, vanta decine di opere d’arte lasciate dagli artisti, sulle facciate degli edifici e negli angoli più nascosti e suggestivi. È il più piccolo comune d’Italia a meritarsi la bandiera arancione, un riconoscimento di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano. La rinascita avvenne intorno al 1970 e fu una vera e propria scommessa. Sicuramente la caratteristica tenacia dei vecchi “langhetti” l’ha reso una meta turistica di primaria importanza. Bergolo fa anche parte dei Borghi autentici d’Italia, una rete di 10 comuni, che ha deciso di farsi conoscere ed apprezzare per la loro politica di sostenibilità ambientale. Da non perdere assolutamente due testimonianze storico-artistiche di particolare rilievo: la cappella romanica di San Sebastiano (secolo XII) e la Chiesa parrocchiale (secolo XVII).

    Anche la Cappella romanica di San Sebastiano, situata nel cimitero, merita! E’ un luogo di straordinaria bellezza paesaggistica.

    Uno spazio panoramico di grande suggestione è il “Memorial Ezra Pound”, sorto nel 2003, Nove pietre dipinte dall’artista Beppe Schiavetta, in un prato verde, delimitato, si rincorrono in memoria del poeta.

    Feisoglio

    Se nel vostro girovagare passate di qua, fate un salto da Cascina Azii https://cascinaazii.it/ . Butterete le valige e riempirete il bagagliaio con i loro dolcetti artigianali tutti a base di nocciole.

    Mombarcaro

    Ovvero Monte delle Barche: da qua, dalla Vetta delle Langhe, nelle giornate di bel tempo terso si può vedere il Mar Ligure, un panorama incredibile! Un tempo era protetto da alte mura, di cui rimane un arco medioevale del XIV secolo, ma conserva tutt’ora uno dei centri storici più interessanti dell’Alta Langa. Fate una passeggiata per le vie del paese, lastricate con mattoncini rossi, alla scoperta di meridiane, di tanti angoli caratteristici e dei camini dalle forme strane.

    Murazzano

    è uno dei principali centri dell’Alta Langa. La quota altimetrica a cui sorge (739 metri), la vicinanza delle, le lande erbose che lo circondano danno al paese un’aria montana che lo distingue dagli altri centri vicini. Il paese è sovrastato da una torre medioevale del 1300, un tempo certamente collegata al castello. La via centrale conduce alla piazza circondata dai portici e al termine della stessa fa bella mostra di sé la facciata della parrocchiale di San Lorenzo, arricchita dal trecentesco campanile. Di interesse artistico è anche il santuario della Madonna di Hai, eretto nella prima metà del ‘600.

    Per ricordi mangerecci non perdetevi il caseificio della famiglia Chiesa.  https://murazzano.live/ a Murazzano, è davvero un luogo magico e in ogni formaggio che assaggerete sentirete tutta la passione di questa famiglia che alleva la “pecora di Murazzano”, una razza autoctona, unica responsabile del Formaggio DOP di Murazzano.

    Serravalle Langhe

    sono due i ristoranti che vi consiglio: La Coccinella, http://www.trattoriacoccinella.com/

    presidio slow food, sala curatissima, vini eccelsi e un po’ di rivisitazione nella tradizione; e Trattoria Belvedere: la cucina di casa nel vostro piatto in un piccolo borgo a sé con una vista mozzafiato. https://www.belvederetrattoria.it/ristorante/

    Alla prossima!

  • Panchine Giganti

    Un'esperienza artistica e paesaggistica nel cuore delle Langhe

    Nel cuore verde e pulsante del Piemonte, incastrate tra le meno contaminate colline delle Langhe sorgono le Panchine Giganti, opere d’arte pubblica che offrono una prospettiva privilegiata sui paesaggi vitivinicoli e non della regione.

    Sono nate nel 2010 dall’idea di Chris Bangle, celebre designer automobilistico e ex capo designer della BMW e sono molto più di semplici posti a sedere: sono inviti a riflettere, a riconnettersi con la natura e a scoprire il territorio con gli occhi stupiti di un bambino.

    A noi di Cascina Facelli piacciono moltissimo perché portano i turisti ad una visione “slow”, ad un “andare con calma”, a godersi il momento, un concetto che nel nostro bed and breakfast cerchiamo di far riscoprire quotidianamente.

    L’idea di Chris Bangle di creare le panchine giganti è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare l’atto di sedersi in un’esperienza immersiva che permetta di “tornare piccoli” di fronte all’imponenza del paesaggio langarolo. E’ come se Davide guardasse a Golia con rispetto e attenzione. Il progetto, denominato Big Bench Community Project, https://bigbenchcommunityproject.org/ ha preso il via con l’installazione della prima panchina gigante a Clavesana. Da allora ha visto una vertiginosa espansione, tanto da includere oltre 200 panchine sparse in Italia e in altre parti del mondo.

    Le panchine giganti sono costruite in punti strategici che offrono vedute spettacolari: da Monforte d’Alba a Serralunga, da Barolo a Novello. Ognuna di esse è un’opera d’arte a sé, caratterizzata da colori vivaci e dimensioni imponenti e trasforma ogni sosta in un momento di puro godimento visivo e spirituale e incentivano un mix di arte e turismo sostenibile. Credetemi! Anche chi è abituato a correre tra traffico ed impegni troverà un momento di pace dell’Anima.

    Queste installazioni, infatti, non solo arricchiscono il panorama culturale delle Langhe, ma promuovono anche un turismo più riflessivo. Sono lontane dai circuiti turistici più battuti e vi invitano a guardare e “vedere” angoli meno conosciuti della regione; un ottimo sistema per stimolare l’economia locale e valorizzarne il territorio, un sistema pienamente apprezzato dai Langaroli che si sono sempre imposti per NON avere un’autostrada nel loro amato territorio. Insomma, chi viene qua ha l’obbligo di imparare l’antica arte della pazienza!

     

    Le panchine giganti non sono limitate solo a Monforte d’Alba, Dogliani e Serralunga d’Alba, ma sono distribuite in vari comuni delle Langhe, rendendo ogni visita una scoperta continua. Alcune delle altre località dove è possibile trovare queste affascinanti installazioni includono:

    La Morra

    questo affascinante comune è famoso per i suoi vigneti e per i panorami mozzafiato sulla campagna circostante. Sedersi sulla sua panchina gigante offre una vista mozzafiato delle Langhe.

    Barolo

    la sua panchina gigante risulterà molto utile per concedersi delle pause riflessive tra una degustazione e l’altra…

    Novello

    piccolo borgo caratteristico noto per la produzione di vino ma anche di olio d’oliva. Da qua godrete del tranquillo paesaggio rurale.

    Verduno

    altra incantevole località delle Langhe, famosa per il suo castello e i suoi vini pregiati. Qui avrete quiete e bellezza.

    E adesso…boom! Non dimenticatevi della panchina numero 216 (inaugurata nel 2022), a due passi da noi, da Cascina Facelli a Bossolasco!! La troverete in Strada Galli, sul Colle della Resistenza, impregnato di tutte le sue motivazioni storiche.

    Per chi desidera scoprire queste meraviglie, vi sono diverse opzioni:

    In auto: le Langhe sono facilmente accessibili in auto dalle città vicine come Alba, Asti e Cuneo.

    Trasporto pubblico: è possibile arrivare in treno fino a Alba o Asti e proseguire con autobus locali.

    Escursioni guidate: numerose agenzie offrono interessantissimi tour delle Langhe che includono le visite a queste panchine.

    Dovessi scegliere per voi vi direi auto o moto! Ogni angolo della Langa è pazzesco e ogni curva è una cartolina!

    Le panchine giganti continuano a moltiplicarsi, ogni nuova installazione è un’aggiunta al panorama artistico e culturale delle Langhe. Chris Bangle sogna di estendere il concetto delle panchine anche a contesti più complessi, immaginando, ad esempio, una “Panchina della Pace” in aree del mondo dove la serenità è più che mai necessaria.

    Visitare le panchine giganti delle Langhe è un modo per ammirare la bellezza di questa terra in una maniera che vi cambierà ed è anche un’occasione per vivere un’esperienza unica, che vi rimarrà impressa nel cuore e nella mente. Potreste essere i prossimi fortunati a sedersi su una di queste maestose creazioni guardando il mondo da una nuova, sorprendente prospettiva.

  • Nebbiolo: l’anima dei grandi rossi piemontesi

    Il Nebbiolo è un antico vitigno delle Langhe diventato progenitore dei nobili Barolo e Barbaresco. Il processo di vinificazione, i rigidi disciplinari e il ruolo del terroir nel modellare questi vini eccezionali sono particolari veramente interessanti.

    Il Nebbiolo, con la sua nobile eredità, è il fulcro della viticoltura piemontese. Questo vitigno, base per alcuni dei vini più rinomati e apprezzati al mondo, incarna la tradizione vinicola italiana.

    Le origini del termine “Nebbiolo” sono avvolte da un alone di mistero. Sono due le principali teorie che dibattono sull’etimologia: la prima suggerisce una derivazione dal latino “nobilis”, indicativo delle qualità nobili e aristocratiche dell’uva e riflettendo la sua statura nel “Re” e la “Regina” delle Langhe, incarnati rispettivamente dal Barolo e dal Barbaresco; l’altra interpretazione collega il nome alla parola “nebula” o nebbia, un riferimento al velo che ricopre gli acini durante le nebbie autunnali delle Langhe, periodo tipico della raccolta del Nebbiolo. Questa associazione evoca l’immagine delle uve e anche il momento della loro vendemmia, sottolineando la sinergia tra il vitigno e il suo habitat naturale.

    Dalla barbatella alla vite produttiva

    La trasformazione di una barbatella di Nebbiolo in una vite produttiva è un processo lungo e delicato che richiede dai 3 ai 5 anni. Durante questo periodo, le viti giovani devono adattarsi al loro microclima specifico assorbendo e rivelando le caratteristiche uniche del terroir in cui crescono. Questo sviluppo influisce particolarmente sulla qualità del vino prodotto e sottolinea l’importanza di attente pratiche agricole.

    Tracce storiche del Nebbiolo

    Risalendo al 1272 troviamo una delle prime attestazioni del Nebbiolo in un documento che narra di un dono fatto a Re Edoardo I d’Inghilterra: alcuni grappoli di questo prezioso vitigno! Nei secoli successivi il Nebbiolo ha guadagnato l’ammirazione di figure storiche come Carlo V e Thomas Jefferson, fino a essere immortalato nella vinificazione del Barolo da Camillo Benso, Conte di Cavour, conferendogli una reputazione assoluta.

    Da Nebbiolo a Barolo e Barbaresco: il Disciplinare

    La trasformazione del Nebbiolo in Barolo o Barbaresco segue disciplinari di produzione rigorosi che stabiliscono metodi di coltivazione, vinificazione e invecchiamento:

    Barolo: richiede un invecchiamento minimo di 38 mesi, di cui 18 in botti di legno, che permettono al vino di sviluppare la sua struttura complessa e profonda.

    Barbaresco: meno austero, richiede un invecchiamento di almeno 26 mesi, con 9 mesi in botti di legno, che conferiscono eleganza e finezza al vino.

    Tipi di botti e processo di invecchiamento

    Le botti utilizzate per l’invecchiamento sono principalmente di rovere, con una preferenza per la rovere slavona o francese a seconda delle caratteristiche desiderate nel vino finito. Queste botti grandi aiutano a moderare l’intensità tannica del Nebbiolo integrando i sapori di legno e frutti in modo armonioso e bilanciato.

    Vini storici: le bottiglie più vecchie d'Italia

    Barolo e Barbaresco sono tra i vini italiani con il più alto potenziale di invecchiamento. Alcune delle bottiglie più antiche conservate provengono proprio da questi e ne testimoniano la lunga storia e la qualità senza tempo. Queste annate storiche spesso sono custodite in cantine tradizionali locali e rappresentano sicuramente un patrimonio culturale italiano.

    Il “Museo del Vino” di Barolo

    Per chi desidera approfondire ulteriormente la storia e la cultura del Barolo, il Museo del Vino di Barolo offre una tappa imperdibile. Situato nel castello di Barolo, nel cuore delle Langhe, il museo documenta la storia del vitigno Nebbiolo, la sua evoluzione nel celebre vino e anche il suo impatto culturale e sociale nella regione e nel mondo. Attraverso interessantissime esposizioni interattive e collezioni storiche si capirà come il Barolo sia diventato un’eccellenza italiana nel panorama vinicolo globale e non solo.

    Il fascino regale del Barolo e Barbaresco

    Re e regine, poeti e scrittori hanno esaltato il Nebbiolo, il Barolo e il Barbaresco, elevandoli a simboli dell’enologia attraverso i secoli.

    Storicamente, il Barolo è conosciuto come il “vino dei re” e il “re dei vini”. La sua associazione con la nobiltà iniziò nel XIX secolo quando il conte di Cavour, per promuovere l’unificazione d’Italia, lo propose alle corti europee. Anche Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, era un noto estimatore di Barolo, tanto che il vino era regolarmente servito nelle occasioni di stato. E che dire della regina Margherita di Savoia… era nota per il suo amore verso questo vino, consolidandone ulteriormente la reputazione tra le élite.

    Tra poeti e scrittori che hanno lodato il Nebbiolo nei loro scritti e ne hanno celebrato la qualità in versi e prose possiamo citare Giovanni Pascoli che, nei suoi componimenti, spesso ha esaltato la terra e i suoi frutti, tra cui il vino. Anche Baudelaire, in alcune delle sue corrispondenze, ha menzionato il piacere di bere vini pregiati, come il Barolo, apprezzandone la “forza emotiva” che poteva evocare (!!!).

    Il terroir: protagonista indiscusso

    Il terroir delle Langhe, con il suo suolo ricco di calcare e argilla, contribuisce esponenzialmente alla struttura e al profilo aromatico del Nebbiolo. L’interazione tra clima, suolo e variazione altimetrica crea un ambiente unico che è impossibile replicare altrove, rendendo ogni bottiglia una vera espressione del suo ambiente.

    Sinonimi e varianti locali del Nebbiolo

    A seconda delle aree di produzione, il Nebbiolo assume diverse denominazioni che riflettono le peculiarità locali:

    Spanna: nel novarese, un nome che evoca la forma allungata dei suoi grappoli.

    Chiavennasca: in Valtellina, che significa “vitigno vigoroso”.

    Prunent in Val d’Ossola, dal termine locale che descrive la pruina sui grappoli.

    Piccolo omaggio alla Valtellina: Il Nebbiolo come Chiavennasca

    In Valtellina il vitigno prende il nome di Chiavennasca, evidenziando la forza e la robustezza tipiche della regione e dei suoi abitanti.

    Nelle Alpi italiane, la Valtellina rappresenta un capitolo affascinante nella storia del Nebbiolo, qui conosciuto come Chiavennasca.

    Contrariamente alle morbide colline delle Langhe, la Valtellina è un territorio realmente arduo, con i suoi ripidi pendii montani, per il suo clima particolare e i suoli poveri di nutrienti e richiede una coltivazione che potremmo definire “eroica”. Qui, il Nebbiolo si esprime in modi che evidenziano la tenacia necessaria per prosperare in un ambiente così impegnativo: vini di straordinaria intensità aromatica, complessità minerale, profilo tannico distintivo e una freschezza che li differenziano nettamente dai cugini piemontesi.

    Il Nebbiolo e la sua trasformazione in Barolo e Barbaresco, illustra la magia del terroir delle Langhe. Non parliamo solo di bevande ma di “storie liquide”, “pozioni magiche” di un territorio che ha saputo esaltare al meglio le caratteristiche di un vitigno unico.

    Eccovi un elenco delle cantine che ci hanno maggiormente “coinvolto”:

    Per il Nebbiolo:

    Cantina Bovio a La Morra – Langhe Nebbiolo Firagnetti;
    Cantina Pianpolvere a Monforte d’Alba;

    per il Barolo:

    Cantina Anna Maria Abbona a Dogliani – Barolo Bricco San Pietro;
    Cantina Viberti a Barolo – Barolo Buon Padre;

    per il Barbaresco:

    Cantina Silvia Rivella a Barbaresco – Montestefano

  • Le Neuroscienze e il futuro del cibo

    C’È QUALCOSA DI NUOVO DA DIRE SULLA NEUROSCIENZA E SUL FUTURO DEL CIBO?

    Quando i nostri amici di Future Food-Tech ci hanno accolto nella straordinaria comunità globale dei Summit, ci siamo chiesti: COSA VOGLIAMO DIRE DA UNA DELLE FASI PIÙ IMPORTANTI DELL’INNOVAZIONE ALIMENTARE GLOBALE?

    Il solito discorso commerciale sui nostri prodotti e servizi? Certo, siamo in affari per un motivo!

    Tuttavia, un senso di responsabilità più profondo ci spingeva a considerare un approccio diverso.

    Entra in #Orterre: un viaggio alla scoperta di come le neuroscienze applicate contemporanee possono prevedere il successo dei futuri prodotti alimentari, aiutandoli a diventare i nuovi capisaldi di un sistema alimentare più sostenibile.

    L’EVENTO DI GIUGNO DI NYC vedrà Mario Ubiali, Jose Daniel Guerrero del progetto ANIMA e Víctor Conversa Martínez presentare un approccio radicalmente diverso al modo in cui un’esperienza alimentare e un mezzo sono progettati, basandosi sulla risposta del cervello umano al cibo, in particolare nelle esperienze culinarie raffinate, e con un approccio coraggioso per mescolare diverse discipline.

    Si discute molto sul rendere l’esperienza gastronomica “olistica”: per noi questo significa “multidisciplinare”. Inizia così il viaggio verso i vertici Future Food-Tech… facendo il primo passo! Parleremo della nostra tecnologia a marzo, a San Francisco… quindi mostreremo cosa possiamo farci con essa… a giugno, a New York.

    Nell’episodio 1 di ORTERRE, iniziamo a svelare il pensiero alla base di questo entusiasmante progetto. Seguici su LinkedIn e altri social media, poiché i prossimi episodi riveleranno di più di questa incredibile sfida.

    #food #futurefood #innovazione #fooddesign #neuroscience #anima #thimusproject #orterre #thimustested #finedining #holistic

    MISTA Danny Rubenstein Motivo FoodWorks, Inc. Stefan Baier Michael Peters Byfarm Pierre Ponchione MARIA VALGIMIGLI Chiara Vertua Golnoosh Mahdavi Dhyana Menon Dario Maria Sortino Cristina Tosi Stefania Pompele Carol Bersanini Jet Luckhurst Laura Martinez Laura Hodgkiss Chandra Mark Rana Mustafa, Ph.D., AAg Simone Grassi Innovation Saskatchewan Jonathan Berger Yoni Glickman The Kitchen Hub Alexandre Bastos Benoît Clavier Fabio Campanile Cesar Vega Morales KM ZERO Food Innovation Hub roni Eiger Loan Bensadon Naeder Beatriz Jacoste Lozano Petronio Michela Simposio dell’Accademia Le Piantagioni del Caffè Giacomo Finotto